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1° Maggio nel '9001° Maggio nel '9001° Maggio nel '900

La festa del lavoro nel pesarese dalle cronache ai giornali locali (1890-1922)

di Alberto Bianchini

La prima celebrazione della festa del lavoro, nel 1890, trascorre a livello nazionale, con sufficiente ordine, anche se in qualche grande centro già si registrano sintomi di agitazione. A Roma è sedato un tentativo di tumulto; a Milano si verificano molti scioperi e qualche tafferuglio; a Bologna colluttazioni tra dimostranti e cavalleria provocano qualche ferito; a Lugo scoppia una bomba e assembramenti vengono sciolti dalle truppe.
Nella provincia di Pesaro, come un po' in tutti i piccoli centri d'Italia, la prima celebrazione della festa dei lavoratori avviene con partecipazione ma in assoluto ordine, con l'esposizione di qualche bandiera di associazioni democratiche e popolari e qualche conferenza, come quella avvenuta a Fano al circolo « Il Dovere » avente per oggetto la riduzione dell'orario di lavoro(1).
Nel 1891 l'adesione popolare è ancora più massiccia e le autorità governative rispondono con un maggiore spiegamento di forze. In alcune città gli eventi precipitano: a Roma, in piazza S. Croce, avvengono i fatti più gravi, sedati con la carica della cavalleria. La vicenda arriva anche in parlamento dove la maggioranza appoggia incondizionatamente l'operato del governo e della forza pubblica; notizie di incidenti ben più gravi arrivano dalla Francia.
A Pesaro e provincia il primo maggio 1891 trascorre senza incidenti anche se le sproporzionate contromisure prese dal prefetto indispettiscono i lavoratori e i promotori locali che avevano particolarmente posto l'accento sul carattere pacifico, serio e ordinato della celebrazione(2).
La celebrazione del primo maggio è ancora sostanzialmente un fenomeno urbano ed è promossa da circoli di ispirazione repubblicana. Con il diffondersi del socialismo si avrà un più ampio coinvolgimento di lavoratori ma la manifestazione assumerà connotazioni diverse solo nel 1898, quando a Pesaro, come in tutta Italia, i ceti popolari vivono un momento difficile a causa della mancanza di lavoro e dell'eccezionale aumento del prezzo del pane. Dopo un primo maggio trascorso in « relativa tranquillità », la mattina del 2 maggio, mentre al porto si scaricano due barche di cereali, si raduna gente che chiede pane e lavoro. La polizia, temendo un assalto ai due navigli, interviene duramente arrestando diciassette persone.
Questo atto repressivo eccita ulteriormente gli animi; si organizza un corteo che chiede la liberazione degli arrestati. Le posizioni del prefetto rimangono rigide, nonostante i tentativi di mediazione di alcuni noti personaggi politici pesaresi. La piazza viene fatta sgombrare dalla cavalleria e da quel momento la folla esasperata scorazza per la città. Viene assalito un forno, incendiato un granaio, si tenta l'assalto al mulino Albani. Con la sera ritorna la calma, anche se il giorno seguente la dimostrazione riprende e si ripetono incidenti e arresti.
Alla fine delle due giornate gli arrestati sono quasi un centinaio(3).

Così il cronista de « La Sveglia Democratica » descrive la mattina del primo maggio 1891 a Pesaro:

Il tempo è uggioso ... come il Governo Una fitta nebbia inonda Pesaro ... un fitta rete di pattuglie a piedi ed a cavallo percorrono le vie della città, guardano piantonate la Banca Popolare (!!!) e scorazzano lungo le mura di circonvallazione Alle porte della città agenti di Pubblica Sicurezza sorvegliano chi entra e chi sorte ..Ovunque la nebbia molesta e rigida  ovunque il Governo pauroso e minaccioso(4)


Durante questa giornata si verificano poi una serie di piccoli episodi che lasciano chiaramente trasparire la tensione delle autorità: alle porte della città le carrozze vengono fatte entrare una alla volta e distanziate, una comitiva di cinque persone che passeggiano per il corso viene sciolta da una pattuglia e addirittura viene fatta rimuovere una bandierina di segnalazione di un fruttivendolo ambulante... perché rossa!(5)
La conferenza che si tiene nel circolo repubblicano « Pensiero e Azione » è presieduta da un lungo drappello di carabinieri e di guardie schierate davanti all'uscita. Gli oratori invitano la folla a passare silenziosamente davanti ai carabinieri « come dinnanzi agli infermieri di una grande inferma: l'istituzione borghese dello Stato »(6).
Anche il 1892 è un anno di grande paura, specie a causa dei disordini dell'anno precedente a Roma e a Firenze; il governo dispone rigorose misure precauzionali.
A Pesaro viene proibita l'affissione di un manifesto pubblicato dalle associazioni democratiche ed una conferenza privata, già annunciata, viene sottoposta a pesantissime condizioni di fronte alle quali i promotori rendono noto il seguente comunicato:

I delegati delle società costituiti in Comitato per il festeggiamento del primo maggio, sdegnosi delle paurose ingiunzioni del Governo che violano il diritto comune, e offenderebbero la dignità di chi fosse disposto a subirle; facendo appello alla concordia di tutti i partiti che combattono pel diritto e per la dignità sociale: deliberano di non tenere domani l'annunziata conferenza(7).

Se il 1893 poteva lasciare presagire l'inizio di una apertura, essendo stata permessa l'affissione di un manifesto e tollerate le riunioni private(8), il primo maggio 1894 segna un passo indietro. Non solo, infatti, sono assolutamente vietate le processioni, le passeggiate collettive e le conferenze pubbliche, ma sono attuate anche misure preventive.
La questura di Pesaro censura due manifesti dei passaggi ritenuti pericolosi(9) ed opera una accurata perquisizione alla sede del circolo anarchico, che tuttavia dà gli stessi risultati di quella operata due anni prima, sempre alla vigilia del primo maggio, che aveva portato alla scoperta di innocui giornali ed opuscoli (10).
In certi anni le disposizioni sono particolarmente severe; nel 1897, si proibiscono addirittura i « concerti preparatori » e nel 1892, una circolare trasmessa dal Ministero dell'Interno, e riportata dal prefetto, vieta « le pubbliche riunioni del primo maggio p.v. in qualunque giorno si tengano »(11)
L'atteggiamento dei partiti di fronte alla politica autoritaria non fu sempre remissivo come nel caso della conferenza del 1892 a Pesaro, o responsabile come quello tenuto dal PSI in un manifesto del 1899, dove si invitano i lavoratori a non dare facili pretesti per nuove repressioni e si incoraggia a tenere riunioni private, ad astenersi dal lavoro ove è possibile e a fare propaganda socialista « senza impazienze e sconforti »(12). In alcuni casi i partiti tentano di eludere le disposizioni governative cercando di imporre il loro diritto alla celebrazione della festa.
Nel 1896, nonostante il divieto di affissione, il partito repubblicano attacca nella notte sui muri di Pesaro numerose copie di un manifesto che sarà poi strappato dai poliziotti(13). L'anno seguente alla notizia di un meeting socialista a S. Costanzo, sin dal 30 aprile un'intera compagnia del 65° reggimento fanteria, in pieno assetto di campagna, occupa militarmente il palazzo del Comune e un numero « straordinario » di carabinieri, al comando di un tenente dell'arma e di un ispettore di PS, presidiano il paese.
I socialisti, passatasi la voce, si raccolsero poco prima nella stazione ferroviaria di Marotta e la forza pubblica, che aspettava i « sovversivi », scese allora sul litorale(14).
A questo episodio seguirono due lettere scritte da S. Costanzo a « Il Fascio » (giornale fanese) in cui si protesta per l'occupazione militare della scuola e si rileva tra l'altro il costo dell'operazione
che per alloggi, olio, paglia e servizio è risultato di L. 50. Si fa osservare che mentre negli stessi giorni l'amministrazione locale deliberava di ridurre da 500 a 300 lire il fondo sussidi per i poveri, spendeva inutilmente 1/4 della somma tagliata(15).
Ma ci sono anche casi in cui l'intervento della forza pubblica scaturisce dal mandato prefettizio e diventa ingiustificata provocazione. Un episodio del 1898, fortunatamente conclusosi senza spargimenti di sangue, ne è un chiaro esempio.
A S. Maria delle Fabbrecce, frazione di Pesaro, mentre si svolge una riunione repubblicana nel fondo di un privato, un drappello di carabinieri, al comando di un delegato di PS, viene mandato a controllare la zona. Il delegato, venendo meno ai limiti del suo ufficio, entra nel fondo e si spinge fino al luogo in cui avviene la riunione. A quel punto i convenuti protestano per l'intrusione e ne esce un diverbio; dei ragazzi lanciano contro il delegato manciate di terra e questo, sentitosi aggredito, spara due colpi di pistola in aria facendo accorrere il picchetto di fanteria. Si scatena una sassaiola che provoca tre feriti tra i soldati; un repubblicano viene arrestato e successivamente rilasciato(16).
Dal 1900 in poi la tensione diminuisce, iniziano i cortei e i comizi, lo stesso comune di Pesaro si unisce alla festa e le misure repressive diventano l'eccezione, anche se ogni tanto si ripete qualche episodio che richiama il passato(17).

Spento il carattere rivoluzionario, o relegato a pochi esasperati idealisti o nelle pagine dei giornali pubblicati da sparuti gruppi anarchici, e di conseguenza terminata la sistematica attività repressiva del governo, la festa del lavoro viene presa in considerazione anche dalle restanti realtà interessate all'evoluzione sociale e politica.
A parte la tolleranza del partito liberale, è importante prendere in considerazione l'inserimento dei cattolici nel vissuto della festa.
L'opzione per l'interessamento ai problemi del lavoro da parte della Chiesa cattolica risale al 1891, anno in cui Papa Leone XIII pubblicò l'enciclica « Rerum Novarum ».
Il tessuto ecclesiale e la popolazione cattolica iniziano così ad aprirsi al nuovo mondo ormai non più ignorabile: quello del proletariato, delle sue vicissitudini e delle sue speranze. Nonostante ciò l'ambiente cattolico è ancora ben distante dall'avvicinarsi alla festa del primo maggio e i giornali cattolici continuano a sottolineare che la festa è innanzi tutto espressione violenta e sovversiva ed in secondo luogo che la celebrazione è ancora un monopolio socialista con un carattere decisamente anticristiano ".
L'« Idea », giornale della diocesi di Pesaro, nel 1904 scrive:

Il 1° maggio va assumendo ogni anno un'importanza maggiore ed un più spiccato carattere socialista(19).

I cattolici, come d'altra parte il governo, vedono ancora nel primo maggio una festa del socialismo e della rivoluzione più che la celebrazione del lavoro e delle aspettative della classe lavoratrice. Di fronte a questo stato di cose gli ambienti ed i giornali ecclesiastici invitano a festeggiare il 15 maggio, anniversario della promulgazione dell'enciclica « Rerum nova-rum », dandole la veste di festa del lavoro cristiano e fino al 1908 questa data viene presentata come una vera e propria celebrazione alternativa con un'impronta commemorativa di tipo cristiano e coincidente con la domenica più vicina per non interrompere il lavoro. Già nel 1911 nel giornale cattolico di Urbino, « L'Ancora », si legge:

La festa del 15 maggio resta un'affermazione di principi. Il 1° maggio è e deve rimanere la festa del lavoro, il 15 maggio è la data storica, solenne, che consacra le aspirazioni buone dí quella(20).

Dal 1908, l'Unione popolare tra i cattolici d'Italia invita i propri simpatizzanti ad unirsi alla festa del lavoro, avendo questa perso i caratteri che avevano provocato l'astensione dei cattolici, raccomandando una partecipazione attiva con comizi, adunanze, cortei e propaganda del programma democratico cristiano(21).
Da questo momento, nelle cronache del primo maggio entra un altro elemento, cioè l'acceso dibattito tra le forze politiche, in particolare fra socialisti e cattolici. Infatti sin dal primo contrapporsi dei due movimenti, le posizioni cattoliche sono di dura condanna nei confronti del partito socialista « rivoluzionario, violento, anticristiano »; a sua volta il PSI apostrofa i cattolici come « sfruttatori dei lavoratori, annebbiatori delle coscienze ».
Le cronache del primo maggio si riempiono di scontri verbali, di accuse e talora di intemperanze che sfociano in episodi di violenza.
Mentre il PSI considera la partecipazione dei cattolici alla festa come una pura provocazione, i giornali cattolici accusano gli avversari di strumentalizzare la giornata con accenti anticattolici e con l'esaltazione del matrimonio civile(22). Nel 1912 a S. Costanzo il corteo cattolico viene insultato e fischiato; a Mondolfo i socialisti assaltano il circolo culturale cattolico e scagliano pietre contro la chiesa e solo l'intervento di un drappello di carabinieri evita il peggio(23).
 Dopo la prima guerra mondiale, con la costituzione del Partito popolare e di conseguenza con una più massiccia partecipazione cattolica, gli episodi di violenza si accentuano per numero e per entità e non possono certo essere circoscritti alla giornata del primo maggio. Nel 1920 mentre nella provincia i fatti si limitano ai manifesti popolari strappati a Fano, alle riunioni impedite ai leghisti bianchi di Tomba e di S. Giorgio, all'aggressione senza conseguenze ai cattolici di Mercatello, fuori della provincia si verificano episodi più gravi che provocano numerosi feriti.
A Bubano e Mordana (Bologna) i leghisti rossi armati li pietre e rivoltelle aggrediscono i cattolici facendo cinque feriti; a Ficulle (Perugia) un popolare viene accoltellato; a Firenze un propagandista cattolico viene aggredito e quindi gravemente ferito al petto da una revolverata; a Paola un corteo di popolari è preso a fucilate ed il presidente della lega cade colpito; a S. Agata al Mugello una comitiva di giovani socialisti irrompe in una chiesa e ferisce quattro persone(24).

 Nella provincia di Pesaro le riunioni del primo maggio sono all'inizio una prerogativa delle forze repubblicane, poiché l'influenza delle idee socialiste di Andrea Costa porterà ad una vera e propria organizzazione locale solo tra il '95 e il '96, anche se già nel 1893, sull'« Eco del Popolo » di Fano si legge, riferendosi alla festa del lavoro:

In questa solennità del mondo l'Italia ha mostrato che, sebbene ultima venuta nell'idea socialista, ha raggiunto le altre nazioni La regione e la provincia nostra non è poi l'ultima in Italia Prima fra tutte la Romagna con l'esempio del Municipio di Imola che sì pone a capo della festa (25).

Già nel 1891, comunque, nella prima riunione del primo maggio di cui si ha notizia a Pesaro, lo studente Alessandro Paterni ed il prof Paglierani nel loro discorso si soffermano sulla dannosità delle divisioni nei partiti democratici ed invitano i lavoratori all'unità In questa riunione in effetti parlerà anche il calzolaio Pietro De Angelis che troveremo più tardi come gerente responsabile del giornale socialista pesarese « Il Progresso », per un lunghissimo arco di tempo, dal 1903 al 1922 (26). Nei primi anni del '900 compaiono manifesti del primo maggio pubblicati congiuntamente dai partiti democratici e firmati sotto il nome Unione dei partiti popolari L'unione tra le diverse espressioni politiche, comunque, si limita ai manifesti o a conferenze e cerimonie che si svolgono soprattutto nella mattinata, mentre nel pomeriggio i partiti si riuniscono separatamente e danno ai rispettivi raduni una connotazione più specifica,dedicandosi spesso alla esposizione della dottrina e del programma del partito.
Esistono però anche casi in cui, nei periodi di maggiore vicinanza di intenti tra i partiti, la giornata del primo maggio è vissuta in autentica unione Nel 1905, per iniziativa del circolo socialista di Fano, i partiti popolari si trovano insieme, a festeggiare il primo maggio, nel fondo della « Società Democratica Artigiana » e la somma raccolta viene divisa tra , L'Avanti » e « L'Italia del Popolo »(27).
Nel 1910 una convergenza fra repubblicani e socialisti si registra sul tema del suffragio universale ed in linea di massima i rapporti tra i due partiti rimangono buoni fino alla vigilia della grande guerra
La sera del primo maggio 1914 accade il primo incidente tra le due compagini ed il giornale repubblicano « La Sveglia Democratica » assume un tono di ammonimento nei confronti dello schieramento socialista Gaetano Renzi, repubblicano, tornando a casa con il figlio da Soria (luogo in cui si erano riuniti a convegno i repubblicani), si imbatte, nei pressi della Lega contadini di S Maria, in un crocchio di 6 o 7 operai socialisti che pronunciano battute antirepubblicane Nasce un diverbio, che sfocia in una vera e propria aggressione, così commentata dal giornale repubblicano:

Vogliamo sperare che tali frenesie antirepubblicane siano determinate dall'ignoranza o dai fumi del vino, cui si aggiunge l'ordine di intransigenza rivoluzionaria del recente Congresso di Ancona È bene che il Partito Socialista riveda l'educazione politica e civile dei propri affiliati (28).

Una vera rottura dei rapporti tra il partito socialista e quello repubblicano si avrà, comunque, non sui comportamenti, quanto sui temi politici e la posizione riguardo all'intervento in guerra sarà l'elemento di decisiva frattura.
Nell'affrontare il problema dei rapporti tra socialisti e repubblicani nel dopoguerra bisogna tener presenti le diverse sfumature all'interno dei due schieramenti.
Il Partito socialista presentava una divisione tra riformisti e massimalisti; in particolare, nella città di Pesaro, la divisione era diventata anche territoriale Al centro della città era predominate il socialismo riformista, che raccoglieva consensi da parte dei professionisti, della piccola borghesia impiegatizia, degli artigiani e dei commercianti; in periferia prevaleva il socialismo più vicino all'orientamento massimalista del partito (29).
Dopo il conflitto, dai giornali emerge la decisiva rottura tra i socialisti e le restanti forze democratiche Su « Il Pensiero Democratico » del 3 maggio 1919 si legge:

 In questa ora occorre serrar le file e riporre tutta la fiducia nella disciplina del Sindacato Operaio, respingendo l'inganno di coloro che vorrebbero sfruttare le impazienze per gettare le basi della loro tirannide sotto la maschera della dittatura proletaria(30).

Da parte socialista « Il Progresso » osserva:

La novità di quest'anno è che i socialisti hanno celebrato da soli Non poteva essere diversamente Il contrasto che già esisteva tra le frazioni democratiche prima della guerra si è precisato(31).

L'anno seguente, il 1920, i deteriorati rapporti tra i due partiti, sfociano in episodi di violenza; da « I1 Progresso » del 6 maggio 1920 apprendiamo che il primo e il 2 maggio, si sono verificati a Pesaro violenti scontri tra operai e contadini di parte socialista e di parte repubblicana, malgrado gli appelli alla calma dei vari gruppi dirigenti
« Il Progresso » del 6 maggio 1920 pubblica integralmente un manifesto congiunto che invitava alla calma:

Lavoratori!
Il nostro 1° maggio che ha visto una superba manifestazione di forze operaie, è stato turbato da diverbi e da tafferugli fra lavoratori socialisti e lavoratori repubblicani, fra lavoratori della città e delle campagne Il giorno consacrato al lavoro, agli sfruttati, ha visto i proletari fratelli di sfruttamento e di fatica profondamente divisi non da un legittimo dissenso di idee, ma da una espressione violenta ingiustificabile e deplorevole da qualunque parte essa venga Da due giorni la borghesia locale assiste allo spettacolo per lei più soddisfacente: una esplosione di rancore che esaurisce i lavoratori di Pesaro in una lotta fratricida a totale benefici() della classe dominante I monarchici e i preti hanno ben ragione di esultare, quando la compagine dei loro avversari si mostra dilaniata da lotte intestine
Lavoratori!
Il triste episodio non deve essere seguito: non è da lavoratori coscienti, non è da cittadini illuminati correre follemente dietro la vendetta, dare esca agli sconsigliati (per la maggior parte non iscritti a partiti), che non sentono la responsabilità dell'alta e nobile lotta delle tendenze e dei principi, la quale deve aver base in una pregiudiziale unica di moralità e di educazione politica Noi Vi invitiamo a pacificare gli animi, a non fare e a non raccogliere provocazioni Tornate al vostro lavoro con animo sereno: se offesi, perdonate; se offensori, biasimate voi stessi e proponetevi di non ripetere le offese Gli operai e i contadini, anche seguendo diverse bandiere debbono rispettarsi, debbono sentirsi fratelli Chi col proprio atteggiamento fà in modo che l'aspro giudizio della pubblica opinione colpisca il suo Partito e la sua Organizzazione, è un cattivo milite del suo ideale, è un organizzato incosciente.
 Lavoratori!
I vostri nemici veri, eterni ed ancor formidabili sono nel campo capitalistico borghese Lavoratori, occhio a quelli! E con tutte le bandiere, ciascuno per la strada logicamente scelta, ma senza sosta e simultaneamente,, avanti!
Pesaro, 4 maggio 1920
Partito Socialista / Partito Repubblicano / Partito Mazziniano / Gruppo, Anarchico / Camera Confederale del Lavoro / Camera del Lavoro Sindacale
(32).

« Il Progresso » torna a parlare degli episodi anche la settimana seguente annunciando che la Federazione provinciale del Movimento giovanile socialista, dopo aver vivacemente protestato per ogni sopraffazione violenta che non ha per base la lotta di classe, ha deciso di unirsi all'opera di pacificazione iniziata la settimana precedente ed ha, a tal scopo, diramato una circolare a tutti i circoli giovanili del comune, invitando ad astenersi da qualsiasi dimostrazione ostile verso altri operai (33).
 Intanto, il Partito socialista, che viveva già da anni al suo stesso interno un acceso dibattito di cui abbiamo già accennato i caratteri locali, si avviava a livello nazionale alla più grande scissione della sua storia Il 21 gennaio 1921 a Livorno l'estrema sinistra del partito si stacca dando origine al Partito comunista italiano
Le ultime due feste del lavoro (quella del '21 e del '22) saranno caratterizzate da un nuovo dibattito in cui sarà il PCd 'I a porsi di fronte al restante blocco dei partiti democratici.
Il « Progresso Comunista » il 28 aprile 1921 pubblica in prima pagina un lungo articolo sul leninismo in cui si accenna alla posizione attendista del PSI:

L'Italia ha…. Serrati e 'L'Avanti' ma la rivoluzione la fanno i fascisti Meglio Treves che Cachin, dicono i socialisti ma le Camere' del Lavoro bruciano e le campagne, non solo le città, sono arrossate di sangue (34).

All'interno dello stesso giornale, in un articolo firmato dalle Federazioni provinciali comuniste, si afferma che il fenomeno fascista è un logico inasprimento della guerra sociale e se ne addossa la responsabilità al PSI ed alla Confederazione generale del lavoro per non aver saputo essere all'altezza di ciò che il dopoguerra richiedeva.
Intanto, già dall'inizio del 1920, a livello nazionale, erano iniziate le prime spedizioni punitive delle squadre fasciste Tollerato dal governo Giolitti, finanziato dalla borghesia agraria, il fenomeno si era allargata, ed intensificato soprattutto in Romagna A Pesaro i fascisti erano ancora, pochi e nonostante ciò, nel 1921, iniziarono ugualmente le prime azioni di forza grazie ai camion di camicie nere mandati dalle città vicine, specialmente da Bologna e Ancona
Proprio il primo maggio 1921 si assiste a Pesaro all'arrivo dei fascisti bolognesi per impedire un comizio comunista Il « Progresso Comunista » del 6 maggio 1921 scrive:

Il boicottaggio dell'autorità questurinesca che tendeva ad impedire il comizio del primo maggio e, non riuscendovi, s'era già preparato a disturbarcelo con le regie poste a difesa dei mocciosi fascisti provocatori, ha avuto buon gioco solo per un contrattempo che ha ritardato l'arrivo dei nostri oratori Tuttavia nel pomeriggio i nostri compagni hanno tenuto due comizi invece di uno: a Fabrecce, dove il maltempo e le guardie regie hanno complottato contro di noi, e a Calibano, riuscitissimo
Le prodezze dei fascisti si sono risolte - indizio della profonda civiltà ed esempio facilmente imitabile, del resto — nello stracciare i nostri manifesti durante la notte.


A Fano invece i fascisti

sono venuti, hanno tenuto il comizio, hanno fatto esercizi militari, hanno fatto vedere le rivoltelle, il pugnale in bocca; hanno assalito la casa dei socialisti, hanno rotto un paio di sifoni, hanno asportato la cassetta del denaro e la stemma dei Soviet e indisturbati hanno fatto il comodo loro per diverse ore, sotto gli occhi dei carabinieri che nulla hanno visto Fano ha potuto vedere con gli occhi quanto non credeva I signori locali non potranno dire che i sovversivi non abbiano avuto pazienza Quella giornata è molto istruttiva per i disorganizzati di Fano I lavoratori ne traggano le conseguenze (35).

Al primo maggio 1921 seguono le elezioni politiche (che porteranno i fascisti in parlamento grazie alla loro inclusione nelle liste del Blocco Nazionale), la fondazione del Partito fascista e la crisi economica
Nell'agosto 1921, alla Camera, i vertici del Partito fascista e socialista stipulano un patto di non aggressione che non sarà rispettato dalla base
Per fare argine al dilagare della violenza fascista nel febbraio del 1922 viene costituita l'Alleanza del lavoro che rimarrà in vita fino all'agosto dello stesso anno e che porrà tra i principali obiettivi l'intangibilità delle 8 ore di lavoro
Nel 1922 il PSI fa notare ai lavoratori il tentativo posto in essere dalla borghesia agraria e industriale di giovarsi dei dissensi e delle divisioni nel campo del proletariato e afferma che, proprio per tale motivo, i lavoratori devono stringersi uniti a difesa delle proprie conquiste Nel manifesto pubblicato in occasione del primo maggio il PSI ribadisce:

La pressione borghese ha prodotto i suoi frutti .Di fronte alla politica padronale che, giovandosi dei dissensi nel campo del proletariato, tenta di battere separatamente la massa lavoratrice, questa ha sentito il bisogno di opporre il fronte unico degli oppressi Realtà in Italia, esso è per divenire realtà nel mondo; il Primo Maggio di quest'anno lo affretterà con la manifestazione unanime e contemporanea di tutti gli sfruttati Celebrando l'alleanza del lavoro, che stringe in un fascio i lavoratori di Italia per la difesa comune, va celebrata anche la futura alleanza dei Partiti e dei Sindacati che lottano per la difesa della vostra classe, alleanza le cui basi sono state gettate nel Convegno internazionale di Berlino (36).

La celebrazione del primo maggio 1922 (ultimo prima della soppressione fascista) riuscì, a detta dei giornali, grandiosa e disciplinata oltre ogni speranza A Pesaro, nonostante il tempo piovoso, si formò un imponente corteo formato dalle associazioni operaie e dalle rappresentanze dei partiti, corteo che sfilò per le vie della città fino al teatro Rossini, luogo del comizio Al corteo ed al comizio parteciparono le due Camere del lavoro, la sezione del Sindacato ferrovieri, le sezioni socialiste e comuniste del pesarese, i Circoli Mazziniani, la Cooperativa di lavoro e consumo, la Società operaia di mutuo soccorso e gli anarchici 37
Il Partito comunista pur presente a questa celebrazione aveva, nei confronti dell'Alleanza del lavoro, un atteggiamento molto critico Nei giorni che seguono, il giornale « Bandiera Rossa », a fronte della reazione fascista che provocò in Italia 12 morti e 50 feriti nella sola giornata del primo maggio, accusa l'Alleanza del lavoro di non fare nulla e di limitarsi ad organizzare comizi Il giornale termina scrivendo:

Le masse non si fidano del governo ed hanno sperimentato che Bonomi non ha fatto meglio di Giolitti e che Modigliani e Turati non farebbero meglio di Bonomi Le teorie collaborazionistiche falliscono(38).

Nei mesi che seguirono, mentre i fascisti sferravano ormai gli attacchi decisivi al movimento operaio marchigiano, l'Alleanza del lavoro proclamava degli scioperi, ma la situazione era ormai troppo compromessa Il 17 luglio 1922 viene proclamato dall'Alleanza lo sciopero regionale la cui riuscita, però, servirà solo a bloccare temporaneamente la azione fascista A questo fa seguito lo sciopero nazionale « legalitario » indetto per il 2 agosto Infine, nei giorni 3 e 4 agosto, si avrà la resistenza di Ancona che si concluderà con la capitolazione dei movimenti operai (39).

Con i primi anni del nuovo secolo il primo maggio entra nella legalità Dopo una decina di celebrazioni che avevano allarmato i governi,la classe politica e la borghesia, la festa perde il suo carattere, acquisito o attribuito, di dies irae del proletariato Sospesi i provvedimenti repressivi delle autorità, la festa può finalmente dare vita a manifestazioni pubbliche e a numerose altre iniziative
Durante il primo decennio, essendo proibiti cortei e comizi, la celebrazione si riduceva alla astensione dal lavoro, che per un lungo arco di anni fu di mezza giornata, all'affissione di manifesti inneggianti al lavoro (quando questi erano permessi), all'esposizione delle bandiere dei circoli, delle associazioni o delle sezioni di partito e alle riunioni e conferenze private (o pubbliche); il tutto naturalmente all'interno di una stretta sorveglianza poliziesca.
Dal 1900 i decreti prefettizi, gli spiegamenti di forze, le proibizioni finiscono, e la festa del lavoro mostra sulle piazze le forze che l'hanno voluta e difesa Nel 1902 su « La Sveglia Democratica » leggiamo: « La festa è diventata la più grande e solenne dell'anno e i governi non si sognano più di impedirla »(40).
Salta agli occhi la contrapposizione tra questa e le affermazioni de
«    L'Adriatico » del 1893 in cui si sosteneva che: « Il 1° maggio si riduce ad un grande incomodo imposto da pochi alla generalità dei cittadini, se non si vuole considerare come un giorno di svago imposto agli operai » (41). L'anno seguente, sempre « L'Adriatico », riportava l'intervista fatta ad alcuni lavoratori che affermavano di festeggiare il primo maggio solo perché imposto dalle loro associazioni e non per convinzione personale, rimarcando inoltre che la festa del lavoro venisse celebrata nell'ozio e che la libertà si riducesse per molti a costrizione.
Il diffondersi della festa ed il moltiplicarsi delle iniziative, una volta giunti alla soglia della legalità, contraddicono tuttavia queste affermazioni, strumentali al mantenimneto dell'ordine e divulgate al fine di giustificare le repressioni(42).
Nel 1902 si svolgono in Italia cortei imponenti, come quello di Genova che terminò con un solenne comizio inneggiante alla pace ed alla diminuzione delle spese militari Sempre in questo anno, in Italia, avviene la quasi totale astensione dal lavoro perfino negli stabilimenti
e    nelle officine statali(43). A Pesaro, la festa viene solennizzata con manifesti, bandiere, gite campestri, astensione dal lavoro, distribuzione di giornali ed opuscoli di propaganda.
I socialisti, riuniti a S Colomba, tennero un comizio a cui presenziarono oltre 400 persone In questa riunione, come in quella dell'anno precedente, troviamo in veste di oratore, molto applaudito, l'avv Giuseppe Filippini, che sarà uno degli infaticabili propagandisti dell'idea socialista nella provincia ed una costante presenza nelle cronache del primo maggio(44).
 Il primo maggio diventa così un momento importante per l'impulso di molti problemi sociali e politici locali
Nel 1906 si verificano le prime agitazioni contadine della provincia I primi a far sentire le proprie ragioni sono i contadini del circondario di Fossombrone che, facendo pressione sulle autorità locali attraverso alcune dimostrazioni, riescono ad ottenere una revisione del patto colonico e l'abolizione temporanea di alcune imposte.
Alla protesta dei contadini di Fossombrone fa eco la manifestazione del primo maggio ad Urbino; il comizio, che doveva essere tenuto nel teatro, a causa della grande folla, fu trasferito in piazza, dove Domenico Gasparini annunciò la costituzione di una commissione per la revisione di alcune clausole dei patti agrari.
Anche a Pesaro qualche cosa si muove ed il primo maggio 1906 il proprietario terriero Moscioni invita a banchetto 80 dei suoi coloni esortandoli vivamente ad entrare nelle leghe(45)
Nel 1907 su « Il Progresso » viene riportato il testo del manifesto pubblicato dal Comitato delle leghe per il primo maggio e in questa occasione la festa dei lavoratori assume per i contadini il carattere di affermazione dei propri diritti e di protesta contro quei proprietari che non avevano ancora applicato il nuovo patto colonico, come era stato convenuto dalle commissioni ed approvato dalla assemblea dei proprietari Un'altra lotta che giunge sulle cronache del primo maggio in questi anni è quella delle filandaie di Fossombrone.
Il primo sciopero per la rivendicazione di un orario di lavoro più umano è del 1902, tuttavia si dovrà attendere il 1906 per una protesta organizzata e compatta .Sul numero unico socialista « Sorgete » del 1906 si legge:

Sin dal marzo scorso, questa sezione socialista promosse un'agitazione di filandaie allo scopo di organizzarle e far loro ottenere una diminuzione di ore di lavoro Conscia degli ostacoli e delle difficoltà che avrebbero opposto i filatori, cominciò, rendendosi conto della situazione, ad agire con prudenza, facendo nominare in seno alle filandaie stesse, una commissione con incarico di avviare le trattative con i principali filatori E nonostante una differenza di vedute sul modo di condurre l'agitazione, che provoca una brevissima polemica con alcuni anarchici, lo scopo si raggiunse almeno per la parte che riguardava la riduzione dell'orario.

L'obbiettivo viene raggiunto in parte: solo le grandi filande fissano l'orario di lavoro a 10 ore;

restava insoluta la questione delle operaie delle piccole filande; ma prima ancora che la commissione avesse avviato le pratiche coi proprietari delle medesime, il sig Ermanno Giungi, di sua propria iniziativa, impose alle sue operaie di promuovere un'agitazione, insieme alle compagne degli altri stabilimenti, per fare ottenere a quelle delle piccole filande, se non 10 almeno 11 ore di lavoro(46).

Da queste righe ci si rende conto come fosse ancora lontano il raggiungimento delle 8 ore di lavoro che animava la festa del primo maggio e che di fatto sarà conseguito solo nell'estate del 1919.
Tornando a parlare delle forme espressive con cui si celebra il primo maggio occorre ricordare la cerimonia di premiazione dei figli dei soci della Società operaia maschile di mutuo soccorso di Pesaro, distintisi per profitto e condotta nelle scuole primarie.
Questa iniziativa, sorta nel 1901 per attirare l'attenzione degli operai sull'importanza dell'istruzione loro e dei figli, incomincia con una semplice cerimonia nei locali della Società ma sarà destinata, grazie alla risposta dei partecipanti, ad estendersi di anno in anno Nel 1904 leggiamo su « La Sveglia Democratica »:

La Società Operaia Maschile in settimana pubblicherà un manifesto per la festa del lavoro Con esso si inviteranno tutte le associazioni a partecipare ad un corteo che dalla piazza Vittorio Emanuele andrà al teatro della Pallacorda dove solennemente sarà tenuta la premiazione dei figli dei soci Il Municipio prenderà parte alla festa L'invito è esteso a tutte le autorità scolastiche (47).

Alla seduta del Consiglio comunale del 26 aprile il sindaco dichiara che la giunta prenderà parte al corteo, darà disposizioni per la partecipazione della banda musicale municipale ed esporrà la bandiera e le coperte al palazzo comunale e concederà un giorno di vacanza alle scuole.
Ci sembra importante fare osservare che quella annunciata dal sindaco è la prima adesione del comune di Pesaro alla festa del lavoro, segno inequivocabile che le ultime difficoltà o astensioni alla partecipazione stanno cadendo e che il primo maggio sta diventando la festa di tutta la città come infatti, 1'8 maggio dello stesso anno, sottolinea una corrispondenza de « La Sveglia Democratica »
L'anno seguente sarà addirittura « La Provincia », giornale monarchico, da sempre avverso alla festa, a riconoscere che il primo maggio

è entrato ormai nelle consuetudini della vita civile Per osteggiarla bisognerebbe disconoscere che il lavoro è ciò che maggiormente nobilita l'uomo e maggiormente giova al benessere ed all'ordine della società (48).

La cerimonia di premiazione organizzata dalla Società operaia di mutuo soccorso in questo clima di distensione assume sempre maggiore polarità e nel 1912 a seguito della mancata organizzazione della consueta premiazione, si levano proteste Su « La Sveglia Democratica » del 12 maggio si legge:

Il consiglio direttivo della Società Operaia (dimissionario) è venuto meno ad una delle più elementari norme di consuetudine non facendo quest'anno, il primo maggio, la solita premiazione degli alunni e delle alunne figli dei soci (49).

I discorsi pronunciati in occasione della premiazione dei figli degli iscritti alla Società operaia di mutuo soccorso tentarono sempre di mantenersi in un campo apolitico, esaltando l'istruzione, l'educazione e quindi l'emancipazione delle classi meno agiate, senza addentrarsi nel merito delle linee politiche dei partiti che si battevano per il raggiungimento di tali obbiettivi Anche la scelta degli oratori era diretta in questo senso .Tra i personaggi chiamati a parlare troviamo, oltre a politici come l'avv Filippini e l'on Mancini, autorità scolastiche come il direttore didattico Lorenzo Preto e l'ispettore scolastico Alfredo Saraz ed infine personalità di cultura tra cui ricordiamo Maria Toschi-Dugnani.
Discorsi schiettamente politici, invece, sono riservati ai ritrovi pomeridiani, organizzati dai partiti, e nei comizi veri e propri, aperti a tutta la cittadinanza.
A Pesaro, per molti anni, la forma prevalente di riunione in occasione del primo maggio sono i convegni di partito, organizzati soprattutto in campagna (Muraglia, S Pietro, S Maria) .Alla refezione ed agli intrattenimenti vari fanno seguito i discorsi, con oratori spesso costretti a veri e propri tour de [aree Nel 1909 ad esempio l'on Mancini e l'avvocato Filippini tengono discorsi nello stesso pomeriggio prima a Soria ai repubblicani, un'ora dopo ai contadini di S Germano ed infine ai socialisti riuniti sul terreno Lazzari(50).
Dopo la prima guerra mondiale il comizio diventa la forma privilegiata di espressione della giornata del primo maggio « Il Progresso » del 6 maggio 1920 riporta: « Tutta la provincia fu inondata dalla parola socialista e dove gli oratori hanno mancato all'appello sorsero oratori improvvisati nelle persone degli operai » L'articolo continua constatando la realizzazione di comizi imponenti in molte parti della provincia e cita come esempio la riunione di S Giorgio in Foglia, con un migliaio di contadini presenti Nell'elenco dei comizi e degli oratori che segue spicca particolarmente il comizio di Urbino con la presenza di più di 5000 persone.
Aumentando la richiesta di oratori anche dalle zone più periferiche della provincia, il Partito socialista e successivamente anche il Partito comunista, cercano di organizzare e distribuire le proprie forze al meglio.
La Federazione provinciale socialista, nel 1922, pubblica su « Il Divenire » il seguente avviso:

Giungono in segreteria da qualche giorno domande di oratori per la prossima giornata del 1° maggio Tutte le sezioni devono far sapere subito se intendono solennizzare tale ricorrenza con comizi, se dispongono di oratori o se deve procurarli questa segreteria. Possibilmente le manifestazioni devono essere fatte d'accordo con gli altri partiti d'avanguardia locali .Nei comuni rurali dove le manifestazioni e i comizi non potranno essere fatti il lunedì 1° maggio, i nostri compagni li organizzino per la vigilia (domenica 30 aprile) non trascurando però di avvertire la Federazione che potrebbe soddisfare meglio le richieste di oratori (51).

A questo avviso segue, due settimane dopo, un ringraziamento con il quale la Federazione si scusa con le sezioni che hanno fatto osservare il mancato invio di oratori e prega di voler considerare le gravi difficoltà insorte a causa della grande richiesta .La Federazione provinciale socialista dichiara comunque di accordare fin d'ora il più ampio appoggio qualora le sezioni rimaste prive di oratore volessero organizzare manifestazioni in altre date.
Il Partito comunista cerca di far fronte alle richieste sensibilizzando le sezioni ad autogestirsi, data l'inadeguatezza delle forze Nel 1921 su « Il Progresso Comunista » leggiamo questo avviso:

I compagni che insistono per avere oratori il Primo Maggio sappiano che come oratori siamo in pochi e non possiamo ognuno dividerci in quattro .Si deve ugualmente festeggiare il Primo Maggio con la riunione di tutti i compagni e delle loro famiglie In luogo dell'oratore mancante si legga un articolo dei nostri giornali, si leggano e commentino i nostri manifesti, si ricordino i sacrifici che devono affrontare i lavoratori per la propria redenzione, si illustrino le opere sociali, le lotte, le disfatte, le vittorie dei lavoratori, si ricordino i maggiori nostri uomini che alla causa del proletariato hanno dato ingegno e vita .Si spieghi l'opera dei nostri organismi, del nostro giornali, quanto bisogna fare per mantenerlo in vita; si raccolga la sottoscrizione Lavoratori, compagni siate voi gli oratori, i propagandisti dell'idea comunista (52).

Su « Bandiera Rossa » del 27 aprile 1922 la Federazione comunista annuncia la dislocazione dei compagni nei 34 luoghi della provincia dove si terranno riunioni o comizi .Tra l'altro la Federazione non si limita ad organizzare la loro mobilitazione ma traccia anche le linee dei loro interventi.

I compagni suddetti hanno l'obbligo di recarsi nel luogo indicato. Essi presenzieranno le adunanze dei giovani e adulti riuniti, spiegheranno il significato del 1° maggio, leggeranno il manifesto della Federazione Comunista, porteranno l'adesione dei comunisti là dove si tengono i comizi Soprattutto essi devono scolpire nei proletari e nei compagni la urgente necssità di aiutare la stampa comunista(53).

Il Progresso Comunista » a sua volta ravvisa nella crescente iniziativa assunta dagli operai i sintomi di un cambiamento nell'organizzazione della propaganda:

La cronaca del nostro primo maggio va letta nella sottoscrizione Una novità importante, inquantochè gli operai incominciano a fare a meno degli oratori e a pensare con la testa propria al l° maggio. Questa novità fa il paio con l'altra novità della lotta elettorale. Gli oratori comunisti non potendo fare molti comizi, vengono sostituiti dalle sezioni, cioè dagli operai .Il che significa che le idee si diffondono e penetrano nei cervelli degli umili; i quali imparando a fare da loro, acquistano personalità, conoscenza, umanità ed entrano nelle sfere direttive(54).

Nell'osservazione dei modi per festeggiare il primo maggio è bene fermare la nostra attenzione anche sull'astensione dal lavoro che, pur sembrando un'ovvia conseguenza della stessa celebrazione, risulta invece essere una conquista dei lavoratori, acquisita col tempo e ribadita ogni anno, non sempre con facilità.
Inizialmente, nel periodo di repressione, la sospensione del lavoro per il primo maggio era considerata un vero e proprio sciopero perché la festa, oltre a mancare di qualsiasi conferma ufficiale del governo, era ancora lontana dalla consuetudine che col tempo l'avrebbe portata al suo riconoscimento legale. Sarà infatti la costante celebrazione della festa che renderà necessario ed inevitabile il riconoscimento governativo e che le darà la qualifica di festa imposta dal popolo.

Quando all'anno è stata aggiunta questa festa che non è segnata in nessun calendario nè della chiesa, nè dello Stato ci si è trovati al cospetto di un'idea .Potete scomunicarla, ribattezzarla con un nome non suo, potete insidiarla e combatterla, ma se essa è giunta a fissarsi in una data universale, è fissa come il destino(55).

In principio, a sospendere il lavoro, sono soprattutto gli operai
ed in particolare i lavoratori organizzati, dato che l'impulso iniziale è
senz'altro di natura associativa anche se con larga risposta popolare.
Nei primi dieci anni di festa le notizie sulla partecipazione e sulla
astensione dal lavoro non sono molte Sin dalla prima celebrazione (del
1890) si parla della chiusura di molti esercizi specie dopo mezzogiorno,
specificando, in alcuni anni che alla chiusura non partecipavano le farmacie e gli spacci.
Le prime informazioni riguardo all'astensione degli operai le abbiamo da « L'Annunziatore » di Fano del 1894:

Il numero di operai che _hanno lasciato il lavoro col proposito di affermare la necessità di rivendicazioni sociali fu molto esiguo di fronte alla gran massa di quelli che hanno lavorato (56).

e da « Il Corriere Metaurense » di Urbino del 1895, dove si dà notizia della sospensione del lavoro degli operai, specie di quelli addetti alla costruzione della ferrovia.
Nel 1896 « La Sveglia Democratica » di Pesaro parla di astensione dal lavoro pomeridiano più massiccia rispetto agli anni passati; nel 1900 si accenna ad una quasi totale partecipazione operaia per l'intera giornata e alla chiusura pomeridiana dei negozi, in contrasto con quelle che erano state le previsioni dello stesso giornale:

Mercoledì 2 maggio ... i Prefetti informeranno i Governi che il 1° maggio è trascorso nella maggioranza delle città come tutti gli altri giorni Poca partecipazione, poca astensione dal lavoro Come possono, anche i lavoratori più coscienti, astenersi dal lavoro in un momento in cui il pane è un lusso e guadagnarlo comporta una fatica non descrivibile? (57).

Lo stesso giornale, tre anni dopo, scrive:

Non importa se le manifestazioni saranno meno imponenti, se alcuni operai non potranno permettersi un giorno di riposo .Lasciamo dire che il 1° maggio ha fatto il suo tempo .Tanto sappiamo che il movimento è in ascensione e che il 1° maggio è vissuto, magari interiormente, da ogni lavoratore(58).

Nonostante la difficile congiuntura del momento (non si dimentichi che chi aderiva alla festa perdeva il salario giornaliero) nel 1902 l'astensione dal lavoro è quasi totale anche nelle industrie dipendenti dallo Stato.
Nel 1903, da « Il Progresso » abbiamo notizia della totale astensione dei lavoratori pesaresi, compresi quelli della fonderia Albani e sull'« Aurora » di Urbino compare notizia della festa accordata alle scuole e ai dipendenti degli uffici municipali.
Col passare del tempo, quasi ogni anno, leggiamo gli annunci che avvisano della completa astensione di una particolare categoria: così, per esempio, la lega di resistenza tra i lavoranti barbieri, che nel 1911 delibera all'unanimità di fare completo riposo (anziché mezza giornata) nel giorno della festa mondiale del lavoro.
Più problematica e sofferta è l'astensione dal lavoro dei dipendenti di esercizi che proprio nel giorno di festa realizzano i maggiori guadagni come ristoranti, caffé, cinema, etc Su « Il Progresso » del 1913, per esempio, compaiono due avvisi riguardanti queste categorie:

La lega camerieri nella sua ultima adunanza discutendo in merito al 1° maggio deliberò, in seguito alle comunicazioni della Federazione, di non imporre astensione dal lavoro in detta giornata, lasciando facoltà ai propri soci di andare d'accordo con i proprietari per lavorare o far festa.
Veniamo informati che per il 1° maggio la Direzione dei Cinematografi cittadini vorrebbe negare ai propri impiegati quel riposo che si concede pacificamente a tutti i lavoratori e che è quasi un diritto acquisito Vogliamo sperare che vorrà recedere da questo proposito
(59).

Con il passare degli anni, comunque, la consuetudine si rafforza e l'astensione dal lavoro, benché non espressa da alcuna norma, viene tacitamente accettata. Già nel 1909, « La Favilla » pubblica un articolo dove, facendo la cronaca del primo maggio, conferma che

è stato festeggiato nella nostra città in modo assai rigoroso. La maggior parte dei negozi erano chiusi, chiusi i caffè per tutta la giornata, chiusi perfino gli alberghi e le trattorie, ove a malapena le rispettive clientele poterono a mezzogiorno trovare un po' da rifocillarsi e non altro .Per un forestiero sarà ormai una questione seria capitare a Pesaro il 1° di maggio (60).

Anche la vacanza nelle scuole si afferma a poco a poco e si consolida col tempo; a Pesaro questo già avviene nel 1905, ma il socialista « Il Progresso », due anni dopo, deve registrare la revoca della nuova amministrazione dell'esonero dalle lezioni negli istituti medi e prendere invece atto dell'astensione in massa dalle lezioni degli alunni e dei maestri delle elementari.
Il giornale « In Vedetta » riporta invece, nel 1912, la forzata decisione del comune di Fano di concedere festa alle scuole, presa in vista della diserzione delle aule da parte degli scolari(61).
L'astensione dal lavoro, i cortei e le riunioni o comizi sono le principali iniziative poste in essere nelle feste del primo maggio, ma non mancano esempi di altre proposte. Un posto di primo piano tra questi lo hanno le pubblicazioni a stampa: manifesti di partito, volantini, edizioni speciali e supplementi di giornali politici e numeri unici sono una presenza costante in questa giornata.
I primi numeri unici sul primo maggio, pubblicati nella provincia di Pesaro, escono a Fossombrone; nel 1901, a cura dei partiti popolari,viene stampato il « I maggio » mentre cinque anni dopo sono i socialisti a far uscire « Redenzione », interamente dedicato al primo maggio 1906.
A Pesaro è il circolo socialista Germinal a prendere l'iniziativa per un numero unico sul primo maggio e « Il Progresso » del 1908 osserva:

Il numero unico Germinal dei giovani socialisti, salvato a stento da un'ingiustificata opposizione della Pubblica Sicurezza per un vibrato articolo antimilitarista, ha avuto un ottimo successo Tutte le copie sono state vendute

Assieme ad articoli della redazione, vi figurano scritti o stralci di discorsi di personaggi come Turati, Treves, De Amicis. Nel 1908, in particolare, il numero unico contiene anche la ripubblicazione di un articolo del defunto avvocato Faggi, per tanti anni oratore nelle riunioni dei lavoratori, che suscita viva commozione nei lettori e contribuisce al suo successo (62).Numeri unici dei socialisti vengono diffusi anche nel 1909 e nel 1911.
Anche i repubblicani si servono della stampa per questa particolare occasione; nel 1912 esce un numero unico dei repubblicani pesaresi mentre l'anno seguente sono le sezioni di Fano a diffondere una pubblicazione sul primo maggio.
Negli anni in cui non è possibile pubblicare in proprio dei numeri unici i repubblicani divulgano numeri speciali promossi da giornali di altre zone o nazionali .Ne sono esempio due trafiletti de « La Sveglia Democratica » che invitano a leggere « Il Seme Repubblicano », giornale di Cesena dedicato interamente alla festa dei lavoratori, e « Iniziativa » giornale a tiratura nazionale Nello stesso 1913 anche « La Sveglia Democratica » esce in edizione speciale per il primo maggio( 63).
Se è la stampa, in tali casi, ad arricchire la celebrazione bisogna anche osservare quanto importante è tale celebrazione per il sostegno della stampa di partito Parallelamente alle riunioni non manca quasi mai la sottoscrizione a favore dei rispettivi giornali politici, oltre all'opera promozionale di divulgazione e pubblicità degli organi nazionali di stampa Così ne « Il Messaggero del Metauro » di Fano si legge:

Oggi il popolo non dimentichi, ovunque si trovi a solennizzare la festa socialista del 1° maggio, di raccogliere le offerte per 'L'Avanti'(64).

« Il Progresso », nel 1909, dedica un intero articolo al sostegno della stampa nel giorno del primo maggio Il messaggio firmato dalla direzione del Partito socialista e indirizzato alle sue sezioni recita:

Uno dei compiti più importanti assegnati dall'ultimo congresso nazionle del Partito all'attuale direzione fu certamente quello di assicurare la vita e lo sviluppo de l'Avanti.

L'articolo continua raccomandando alle sezioni di cogliere l'occasione per provvedere alle sottoscrizioni « pro-Avanti », indicando questa iniziativa come un loro « sacrosanto dovere » L' chiaro infatti che in questa occasione l'impegno delle 1400 sezioni socialiste può realizzare un contributo finanziario notevole alle casse del partito(65).
Oltre che momento di discorsi, dimostrazioni, riunioni, il primo maggio è giorno di riposo e di incontro; quindi non mancano mai i momenti di spettacolo e di puro svago con balli, lotterie, banchetti, concerti.
Ne « Il Messaggero del Metauro » del 1903 leggiamo di un tentativo, ben riuscito, di unire spettacolo e propaganda, nel teatro Cesare Rossi di Fano alla presenza di 450 persone .Viene rappresentato il dramma «Gli ultimi saranno i primi » di Archita Valente a cui segue un ballo fino alle tre e mezza del mattino(66).
Naturalmente non mancano neppure le scritte sui muri della città inneggianti al primo maggio, all'avvento del socialismo e all'ascesa del proletariato

 In generale comunque si può dire che la manifestazione del primo maggio aveva ormai assunto forme pacifiche di espressione e in certi casi emerge una sottile nostalgia per i periodi iniziali ed eroici .Ne « La Favilla » del 1910 traspare la soddisfazione per la strada percorsa:

Eravamo pochi allora: alcuni lavoratori, un gruppo di studenti, qualche sognatore; ci riunivamo lontano dalla città, spiati, sorvegliati dalla Polizia, come una banda di candidati alle patrie galere .Cí riunivamo contro il pregiudizio, la paura o il disprezzo di tutti, e novellavamo fra noi di un avvenire di pace, libertà e giustizia.
Quando tornavamo in città, le botteghe erano sbarrate, e le buone massaie trepidanti, mentre i signori cittadini invocavano baionettate e schioppettate contro i sovvertitori dell'ordine sociale, contro i nemici della patria e della famiglia...
Non sono passati da allora molti anni e il consenso della grandissima maggioranza ha dato diritto di cittadinanza, nel calendario civile alla grande festa del lavoro
(67).

La festa non doveva più difendere la sua esistenza, riconosciuta ormai anche da chi aveva cercato di negarla, ma doveva evitare di essere strumentalizzata e ridotta a semplice celebrazione, lontana dai problemi con
creti ed urgenti delle classi meno agiate .Con l'adesione di tutte le forze sociali e politiche il primo maggio correva infatti il rischio di svuotarsi del carattere di rassegna delle forze proletarie e di protesta contro la borghesia e di acquistare il significato di « ossequioso omaggio al lavoro », come nelle intenzioni delle forze governative Ad esempio « La Provincia », nel 1914, manifesta soddisfazione perché il primo maggio, perduto interamente quel carattere di manifestazione sovversiva che aveva accompagnato le prime celebrazioni, resta pura e semplice festa del lavoro che tutti devono riconoscere e conclude facendo ad essa piena adesione (68).
Lo stesso organo nel 1920 esprime il suo pensiero anche riguardo alle manifestazioni degli altri partiti:

Salutiamo l'aurora fulgente di questo giorno consacrato per consenso mondiale alla festa del lavoro pacifico e fecondo in tutti i rami dell'attività umana, legame sacro che unisce in vincolo di solidale fratellanza tutti i popoli della terra .Festa intima ed augurale per chi comprende tutta la nobiltà del sentimento ispiratore dell'annuale ricorrenza, inutilmente trattenuto nei confini segnati dall'intransigenza di una sola classe, per chi legge senza indignarsi gli sfoghi atrabiliari di una stampa a cui manca l'originalità, perchè ricopiata dai vangeli dei noti apostoli del comunismo; per chi resta spettatore indifferente alla gazzarra dei cortei, dei comizi, dei discorsi troppo frequenti e ripetuti per non suscitare il sospetto, che le parate e le riviste rappresentino una mal dissimulata ostentazione della reale consistenza delle forze disponibili.
Festa familiare raccolta nella pace della modesta famiglia, alla quale assistiamo col voto più fervido, con l'augurio che erompe spontaneo dall'animo in quest'ora incerta e triste, che ad un altro maggio rifioriscano nel mondo la concordia, la pace, il lavoro alacre di tutta l'umanità per raggiungere i suoi più alti destini
(69).

Anche le celebrazioni delle forze democratiche, d'altra parte, tendevano, non essendo più apertamente osteggiate, ad assumere aspetto moderato e carattere festaiolo, tanto che la stampa di partito cerca sempre più di scuotere i lavoratori e di rafforzarne le coscienze .A partire dal 1910, compaiono sempre con maggior frequenza articoli che si richiamano a celebrazioni passate per recuperarne lo spirito e la forza.
Il giornale socialista di Urbino « L'Aurora », il primo maggio 1910, riconosce che il giorno consacrato al lavoro sta purtroppo per rientrare tra le cose che si compiono per abitudine, poiché non si pensa più all'alto significato che esso ha e lo si vive come le altre feste. Il giornale continua dicendo che l'oscurarsi della coscienza operaia non è però facile a capirsi, perché la festa è, in fondo, una conquista recente ed è costata lacrime e sangue al proletariato(70).
Il giornale fanese « Il Cittadino » nello stesso anno riporta in prima pagina un articolo sul problema della coscienza proletaria, soffermandosi,però, non tanto sul modo di vivere la festa, quanto sull'analisi concreta delle condizioni della classe lavoratrice.

Facciamoci un po' l'esame di coscienza, amici lavoratori, scrutiamoci un momento nell'interno, esaminiamo le nostre azioni, valutiamo l'effetto loro positivo o negativo, eppoi vediamo se possiamo essere tranquilli, se possiamo con sincerità inveire contro coloro che ci sfruttano.

L'articolo continua sostenendo che í lavoratori sono compartecipi delle disgrazie attuali e della situazione opprimente, perché non vogliono usufruire completamente della forza che hanno in mano. Nel testo si lamenta la superficialità mostrata dal proletariato:

L'entusiasmo che ci anima oggi, i buoni proponimenti, il desiderio di lotta che ci infiamma, domani si indebolisce, poi domani svanisce quasi per intero di fronte all'apatia che ci pervade, alla non curanza od alla sfiducia che ci opprime; ci manca lavoratori, il sentimento nitido e palpitante della realtà e del dovere; siamo buon temponi anche quando si tratta dei nostri interessi più diretti e importanti Bisogna avere, amici, il senso della responsabilità e del dovere anche negli altri 364 giorni dell'anno; bisogna mantenere quello che si promette, bisogna lavorare sempre (71)

Nel 1913, un energico articolo de « Il Progresso », sottolinea:

Questo 1° maggio ci trova sulla breccia con una proposta di sciopero generale dinanzi gli occhi della mente, con l'incognita delle elezioni generali politiche a suffragio allargato, con l'ordine degli organi direttivi del Partito di tornare in ogni nostro atto alla intransigenza, per quanto assennata .Noi, fiaccati da una politica di dedizioni che ci ha tormentato e minacciato per parecchi anni, accogliamo con entusiasmo la diana dell'Avanti che invita alla battaglia, alla battaglia per le idee nostre per gli interessi nostri e del proletariato, dopo che ci eravamo assuefatti alle innocue schermaglie fatte di lazzi e di ipocrisia, dopo che ci eravamo ridotti a lavorare indecorosamente di astuzia come negli intrighi poco puliti di un gabinetto ministeriale(72).

Cí sembra importante sottolineare come questi nuovi accenti seguono i travagli interni vissuti l'anno precedente dal Partito socialista nelle vicende del Congresso di Reggio Emilia attorno alla destra riformista di Bissolati, Bonomi e alla sua posizione circa la guerra di Libia.
Infatti il dibattito sulla moderazione e superficialità delle celebrazioni del primo maggio, per il Partito socialista è un riflesso del più profondo problema delle correnti politiche al suo interno. Nelle critiche delle ali emergenti che accusano, prima il riformismo, poi anche lo stesso massimalismo, di cedere al compromesso con i governi, il modo di fare del partito e quindi lo stesso modo di celebrare il primo maggio vengono coinvolti e criticati.
Il massimalismo accusa le ultime manifestazioni del primo maggio di impronta riformista, moderata, accomodante e senza alcun contenuto di protesta .Dopo il 1921 il Partito comunista assumerà la stessa posizione constatando la situazione deprimente in cui il socialismo ha ridotto la festa.
In « Bandiera Rossa » del 1922 leggiamo:

Se si guarda indietro, dall'origine fino a oggi, in trenta anni di vita, il 1° maggio si è trasformato; fece una evoluzione a rovescio, ha subito la sorte del Socialismo che lo si è voluto trascinare perfino alla Reeggia.

Ferocemente si accusano i socialisti di aver coinvolto nella festa del primo maggio i borghesi, i preti e l'esercito:

La causa e la colpa di questo deviamento del 1° maggio non è della massa, ma della impreparazione in cui l'hanno lasciata i capi .Noi Comunisti vogliamo che il 1° maggio ritorni alla sua strada ,ritorni alla via d'origine e che il popolo sappia che il 1° maggio è la festa dei lavoratori, degli sfruttati, non dei sfruttatori. Lavoratori di ogni mestiere, di ogni classe, di ogni Nazione, dí ogni razza, di ogni stirpe, di ogni colore, oggi noi ci raduniamo, non per fare del 1° maggio una baldoria, una scampagnata, una festa qualsiasi, noi ci raduniamo per intenderci, per vederci, per contarci, per vedere la strada che si è fatta, e per guardare ancora il cammino che c'è da percorrere; ci raduniamo il 1° maggio per affiatarci, operai della campagna e operai della città, con gli operai del sottosuolo e lavoratori del mare, tutti quanti i sfruttati, i martoriati hanno il diritto di radunarsi nella giornata del 1° maggio per prendere opportuni accordi per realizzare la data fatidica della Rivoluzione (73).

Anche il numero della settimana seguente riporta un articolo con amare considerazioni sul modo di festeggiare il primo maggio, apparso, al corrispondente freddo e privo di contenuti ideali, al rimorchio del « vivere e lasciar vivere » predicato dal riformismo della socialdemocrazia .Dopo questo articolo, comunque, la redazione di « Bandiera Rossa », preoccupata di avvalorare la celebrazione del primo maggio comunista ormai svolta, informa che l'articolo risponde probabilmente a qualche situazione locale e non a quella generale, che è risultata di grandiosa affermazione proletaria. È chiaro, infatti, che questi articoli severi e sferzanti hanno l'indubbio scopo di scuotere lo spirito e le azioni del proletariato e quindi compaiono sempre prima della celebrazione. Avvilire e mortificare ciò che si è già fatto non sarebbe servito ed i partiti si guardano dal farlo, valorizzando in ogni caso le iniziative popolari.
Particolarmente ricchi di commenti (spesso feroci) sull'andamento della festa, sono i giornali anarchici. Questi non hanno preoccupazioni di linguaggio e danno un quadro del cambiamento subìto dal primo maggio estremamente severo.
Dalla loro lettura emerge, innanzitutto, il modo completamente diverso di concepire la festa, che va tenuto presente per capire, dietro al sarcasmo e all'ironia, le critiche mosse da questi gruppi.
I partiti democratici, pur nella diversità di accenti e di contenuti, consideravano il primo maggio come una tappa in cui contare le forze, vedere il cammino fatto, impostare correttamente quello ancora da fare, stabilire alleanze e metodi di azione .Per gli anarchici, invece, il primo maggio è un'occasione per rovesciare l'ingiusto stato di cose, per ribellarsi nei confronti dello Stato.
Nel 1904, su « Il Progresso », appare un articolo che esprime chiaramente la diversità di aspettative e di interpretazione della festa tra anarchici e socialisti. Innanzitutto si accenna alla crescente espansione della festa che può far piacere a quanti sono interessati ad una trasformazione della solennità proletaria da affermazione di forza dell'organizzazione e della necessità delle leggi sociali e delle otto ore di lavoro, ad una semplice festa primaverile .Questa situazione, continua, è stata compresa da tutti e, con due finalità diverse, l'hanno espressa Zavattero per gli anarchici e Turati per i socialisti. Il primo, però, ha posto male la questione perché scambia la finalità vera e propria della festa, così come fu determinata nel 1889 al Congresso internazionale di Parigi. con le conseguenze (rappresaglie, arresti, tumulti, conflitti) che dolorosamente ne sono seguiti per colpa di una borghesia paurosa, cieca e reazionaria L'errore è grossolano .Meglio, afferma l'articolo, si spiega Turati quando dice:

Il 1° maggio italiano può ringiovanire Forzato dagli avvenimenti in questi 15 anni ha fatto un po' tutte le parti: fu protesta, lamento, anelito a libertà; vestì abito borghese, abito democratico; partì in guerra contro l'Africa, contro Crispi e contro Pelloux; e quando queste cose tramontarono, si sentì disoccupato, invecchiato, esausto, inutile, ridotto a una festa come tutte le altre, candidato alla giubilazione E invece non aveva incominciato a vivere Deve rientrare nella propria pelle; cominciare ad essere lui: il 1° maggio proletario; quello che uscì pensato formidabilmente dal Congresso di Parigi dell'89; l'affermazione solenne, mondiale del proletariato che ascende, per l'erta delle proprie rivendicazioni, verso il sole che indora le vette delle emancipazioni definitive.
Le otto ore! Una formula quasi dimenticata La legislazione sociale del lavoro! Una riformetta, una manciata di erba trastulla, un tranello teso dalle classi dirigenti.

 Sicuro, il Congresso di Parigi non voleva dí più. Voleva che il proletariato ricuperasse, ogni anno, sulle usurpazioni del capitalismo, un tanto di vita, di benessere, di istruzione, di forza, di fede, di libertà(74).

Per i gruppi anarchici, invece, ogni allontanamento o ritardo sulla via della rivoluzione è tradimento dell'ideale anarchico. Il primo maggio senza la protesta e la rivolta è manifestazione inutile e dannosa .Nel 1906, in un articolo del giornale anarchico « In Marcia », si sottolinea come il primo maggio, nei primi anni bagnato col sangue dei lavoratori, sia poi diventato una festa con scampagnate e libagioni che nulla hanno a che vedere con lo spirito iniziale. A Fano, continua, la festa è stata plagiata da un manifesto inneggiante alla pace e all'amore (75).
Sei anni dopo, lo stesso giornale, afferma:

Tutti i partiti democratici sono caduti nel pantano dell'elezionismo e dell'utilitarismo

e vanno inneggiando ad una repubblica borghese senza comprendere che questa sarebbe peggiore di qualsiasi monarchia o impero, come dimostra la repressione operata dagli Stati Uniti (76).
Nel 1913, lo stesso giornale osserva che il primo maggio trascorre a Fano quasi inosservato con la solita affissione di manifesti inneggianti alla pace, all'amore e alla redenzione dei diseredati e conclude dicendo che se i lavoratori seguono la strada intrapresa sono ben lontani da questi ideali, irraggiungibili senza profondi rivolgimenti(77).
Nei loro articoli gli anarchici sono quelli che più di ogni altra forza politica ricordano le origini della festa .Quasi ogni anno al primo maggio vengono raccontati gli episodi tragici di Chicago dell' 11 novembre 1887, che furono all'origine della prima celebrazione .Lo stesso giornale dell'anarchia fanese nel 1913 giudica il primo maggio

una festa come le altre, anzi peggiore perchè ha perso quel carattere di minaccia che aveva sul principio... Una volta il 1° maggio metteva brividi di spavento alla borghesia pavida e paurosa; oggi questa giornata che dovrebbe ricordarci i dolori e le miserie del proletariato, che dovrebbe rammentarci i martiri di Chicago, passa con la solita scampagnata!
È vergognoso vedere le solite processioni di gente stanca, vestita a festa, sfiduciata, senza un briciolo di coscienza... Comiziate fin che volete, portate pure in giro le vostre bandiere, ma ricordate che se per davvero volete fare qualche cosa, se le vostre condizioni volete cambiarle allora fate che il 1° maggio non sia una festa ma un giorno di lotta... Se non sapete nutrire e coltivare questi propositi di energica volontà ai vostri oppressori lasciate in pace qualsiasi idealità; il vostro asservimento e la vostra viltà le offendono .In alto le braccia ma per cambiare un ordine di cose che è un abbominio, per proclamare con la vostra forza i vostri diritti e le vostre aspirazioni. Quando voi saprete far ciò sarete degni del 1° maggio e la forca di Chicago sarà vendicata
(78).

Dopo la prima guerra mondiale il tenore degli articoli rimane immutato così come l'interpretazione del primo maggio in chiave di occasione rivoluzionaria .Sul giornale anarchico pesarese « La Frusta cogliamo la frase di un manifesto che esprime significativamente questo pensiero:

Ed ora che in Italia gli eccidi di popolo non si contano più, che i morti si moltiplicano di giorno in giorno, il tempo col suo ritmo uguale ed incessante, ci porta ancora il 1° maggio, la festa della nostra riscossa, e l'affida alla nostra coscienza rivoluzionaria .Sapremo, noi, approfittare della data fatidica da tanto attesa? O ci perderemo in oziose coreografie?.... Rivoluzionari, siamo una volta degni di questo nome(79).

L'anno seguente, di fronte all'avanzare del fascismo, gli anarchici affermano che occorre ribellarsi, rispondere alla violenza con la violenza, praticare gli stessi sistemi di lotta praticati dai fascisti; solo così, concludono, si potrà attuare la distruzione di questa società decrepita.
Nel 1922, in un articolo sul primo maggio, « La Frusta » indica esplicitamente le cause che hanno portato a questo stato di cose:

Vennero i savii, i pratici, i scientifici, i posa piano socialisti ad arginare la data straripante, a recidere le vie dell'azione col predicare la fiducia ai capi, a spegnere le velleità rivoluzionarie con le false riforme, a innestare insomma nello sguardo fiero, nei garretti forti del leone, il belo della pecora e l'animo del coniglio .E son riusciti, (bontà loro!) a piatire dalla borghesia, che del 1° maggio sbarazzino aveva sacro terrore, il riconoscimento legale, la santificazione della festa .Così il 1° maggio è un'altra festa aggiunta al calendario clerico-borghese... Questi sono i miracoli del socialismo, del parlamentarismo, delle riforme!(80).

A confermare questa amara considerazione, che accomuna anarchici e comunisti, sono gli stessi avversari, quando sottolineano con soddisfazione sulle pagine dei loro giornali la « felice situazione creatasi ». Estremamente significativo è un articolo pubblicato su « Il Gazzettino », un periodico liberale della provincia di Pesaro e Urbino, che nel presentare la cronaca del primo maggio scrive:

L'annuale festa del lavoro, resa quest'anno festa ufficiale da un Decreto governativo, è passata tranquilla e quasi monotona fra noi. Tale festa ha perduto il carattere che forzatamente i partiti sovversivi vorrebbero conservarle. L'unanime partecipazione di tutte le classi sociali, di tutte le categorie di cittadini, di tutti i partiti, dal partito popolare agli anarchici, a tale celebrazione ha tolta ad essa ogni carattere di festa di classe e di parte [...] Il regime della normalità è ritornato: sfatati e screditati i capi, gli agitatori di professione, i mestieranti del disordine e della ribellione il popolo vero _ha potuto di nuovo orientarsi secondo i suoi sentimenti che sono fatti di bontà e di amore alla tranquillità, al lavoro e alla pace.
E noi siamo lieti di questa constatazione che ci conferma nel nostro convincimento, che cioè ci si deve opporre energicamente ad ogni tentativo di sovvertimento, poichè pochi facinorosi ron debbono sviare il popolo credulo e buono dalla via che spontaneamente vuol seguire
(81).

Il primo maggio, festa popolare, registra fedelmente tutti i cruciali momenti politici italiani ed internazionali .Risente perciò via via dell'autoritarismo e della repressione, della crisi economica, delle inattuate riforme sociali e quindi anche della guerra.
Di fronte alla prospettiva del conflitto mondiale ed, in seguito, dinanzi al suo scatenarsi, gli schieramenti politici rispondono con diverso atteggiamento, non solo sul piano politico ma anche su quello operativo e ciò si riflette anche nel diverso modo in cui si propone la celebrazione della festa.
Il 1° maggio 1915 l'Italia non era ancora entrata in guerra ma già dalle pagine dei giornali, pur di diversa tendenza, traspare l'ineluttabilità del conflitto. Si ha l'impressione che tutto porti alla guerra ed anche le posizioni contrarie all'intervento cedono al fatalismo.
Cattolici, repubblicani e democratici invitano i lavoratori a celebrare un primo maggio di raccoglimento, di attesa e di silenzio. La sezione repubblicana di Urbino, 1' 8 maggio 1915, informa che la festa del lavoro è stata solennizzata solo con l'esposizione della bandiera, sia per il momento luttuoso, sia per i fatti accaduti il 15 gennaio, con riferimento ad una manifestazione antibellica tenutasi ad Urbino(82).
Se la condotta repubblicana è giustificabile, dato che il partito si dichiarava favorevole all'intervento e quindi avallava una situazione che conduceva alla guerra, più difficile da capire è la posizione cattolica .L'Unione popolare tra i cattolici d'Italia celebra il primo maggio semplicemente con un manifesto, nel quale il neutralismo viene temperato e genericamente accomunato ai « destini della Nazione » (83).
I cattolici, però, non si limitano a proporre un primo maggio silenzioso, ma condannano la condotta del Partito socialista, affermando che « alle miserie della Patria se ne aggiunge un'altra, che proviene non dai nemici esterni ma dai suoi figli degeneri ». Il giornale cattolico « L'Idea » del 1° maggio 1915 scrive:
 
Il partito socialista, nel momento in cui la Patria ci invita ad un raccoglimento silenzioso, ha abusato della data del 1° maggio per invitare il popolo lavoratore alla rivolta. I dirigenti socialisti si radunarono martedì passato a Milano e solennemente decretarono una dimostrazione nazionale dicendo che: in vista delle annuciate proibizioni dei cortei e dei pubblici comizi invitavano le sezioni ad indire lo stesso ed effettuare le solenni dimostrazioni, ad onta di ogni antistatutario e perciò illegale divieto.

Il giornale fa seguire poi un commento ironico, in cui ci si meraviglia che i socialisti si facciano tutori dello Statuto quando lo hanno sempre combattuto e criticato(84). Questi, da parte loro, coscienti di celebrare un primo maggio molto diverso e per loro ancor più amaro di fronte allo sgretolarsi dell'Internazionale, sono l'unica compagine politica che indice le consuete riunioni e raccomanda di intensificare l'opera di propaganda, perché si accentui l'agitazione civile della massa lavoratrice contro quello che viene definito « il folle tentativo guerresco »(85).
Per il Partito socialista dovrà essere quindi un primo maggio di protesta e di astensione dal lavoro anche se la manifestazione non assumerà poi i consueti toni di solennità e di gaiezza.
Con l'entrata in guerra dell'Italia, alcuni giornali riducono le dimensioni, altri le pagine, altri chiudono definitivamente, come « Il Corriere di Fano » ed « Il Dovere » nel 1915; nel 1916 serra i battenti « La Sveglia Democratica », anticipati, nel 1914, da « L'Eco di Urbino » e « Il Cittadino ».
Nei giornali che attraversano indenni il periodo bellico, lo spazio dedicato al primo maggio si riduce, anche perché,

proibite le manifestazioni pubbliche e di fronte alla tragedia immane della guerra il 1° maggio dei lavoratori non poteva avere e non ebbe altro carattere che di raccoglimnto e di speranza (86).

Tuttavia, anche in questo primo anno di guerra, i socialisti non rinunciano a proporre l'astensione dal lavoro ed infatti nel manifesto del Partito socialista e della Confederazione generale del lavoro viene affermato che anche se il primo maggio non si potrà celebrare come negli anni passati, perché i lavoratori sono in guerra, è importante, tuttavia, che il suo contenuto ideale sia riaffermato e conclude con la frase: « Il 1° maggio non deve nè può morire ».
Intanto anche nella provincia di Pesaro giungono le notizie del pii' mo maggio di Berlino dove le donne, i vecchi e i giovani, sostenuti dall'opera dei socialisti, hanno dato vita ad una grande dimostrazione di protesta contro la guerra ed il caro-viveri da essa provocato. In questa manifestazione, che sarà soffocata nel sangue, viene arrestato il deputato socialista tedesco Karl Liebknecht (87).
Nel 1917 il governo italiano dispone che per il primo maggio sia sospeso il lavoro anche per gli operai degli stabilimenti che producono munizioni, ma vieta manifestazioni pubbliche di qualsiasi genere(88).
I socialisti, negli ultimi due anni di guerra, si fanno ancora difensori del primo maggio, continuando la difesa della « festa del lavoro » Così mentre il giornale monarchico « La Provincia »( 89) proclama che « fra le restrizioni, i disagi e i sacrifici imposti dalla guerra altre preoccupazioni, altri obblighi incombono », « Il Progresso » esorta affinché, malgrado

le condizioni del popolo italiano siano diventate ancor più difficili e tristi, pure non cessa il dovere del proletariato organizzato di manifestare in questa ricorrenza la continuità della propria azione. Tutte le sezioni, le organizzazioni, i singoli compagni pensino ad organizzare riunioni e conferenze nelle quali sarà sottoposto per la votazione un unico ordine del giorno come affermazione e dimostrazione omogenea del proletariato italiano in questo tragico periodo della storia (90).

Così la festa del primo maggio giunge all'approdo di fine guerra senza aver subìto soste e senza aver perso il suo significato.
Con la conclusione del conflitto riprenderanno i cortei, i comizi e tutte le altre manifestazioni, ma la guerra lascerà il segno anche nei temi affrontati nella giornata dei lavoratori.

1    Il 1° maggio, in «L'Annunziatore», 3/5/1890
2    1° maggio, in «La Sveglia democratica», suppl. al 1/5/1891
3    Il 1° maggio a Pesaro, in «L'Adriatico», 5/5/1898; Cronaca I gravi fatti di lunedì e martedì, in «La Sveglia democratica», 10/5/1891
4    1° maggio, in «La Sveglia democratica», 10/5/1891
5    Cronaca cittadina I calmi, in «La Sveglia democratica», 10/5/1891
6    La conferenza, in «La Sveglia democratica», 10/5/1891
7    Ultim'ora, in «La Sveglia democratica», 1/5/1892
8    Il 1° maggio a Pesaro, in «La Sveglia democratica», 8/5/1893
9    I manifesti del 1° maggio, in «La Sveglia democratica», 6/5/1894
10    Cronaca cittadina Una perquisizione, in «La Sveglia democratica»,      29/4/1894
11    Cronaca Vi sono certi ministri, in «La Sveglia democratica», 24/4/1892
12    Il manifesto del PSI,  «La Sveglia democratica», 30/4/1899
13    1° maggio 1896 PRI, in «La Sveglia democratica», 1/5/1896
14    Cronaca fanese Il 1° maggio, in «Il Fascio», 8/5/1897; Cronaca cittadina Il 1° maggio, in «Il Gazzettino», 6/5/1897
15    Nostre corrispondenze S. Costanzo, 2 maggio 1897, in «Il Fascio», 8/5/1897; Nostre corrispondenze S. Costanzo, 18 maggio 1897, in «Il Fascio», 22/5/1897
16    Cronaca 1° maggio, in «La Sveglia democratica», 8/5/1898
17    Rose di maggio, in «Il Progresso», 7/5/1904
18    1° maggio, in «La Concordia», 2/5/1903
19    Cosette di 1° maggio, in «L'Idea», 7/5/1904
20    15 maggio, in «L'Aurora», 14/5/1911
21    1° maggio nostro, in «L'Idea», 1/5/1909; 1° maggio, in «L'Aurora», 23/4/1910
22    Cronaca Il 1° maggio, in «L'Idea», 7/5/1905
23    Cronaca cittadina 1° maggio, in «Il Cittadino», 5/5/1912
24    Violenti noi o loro?, in «La Concordia», 7/5/1920; Le parole e i  fatti, in «L'Idea», 8/5/1920
25    Dopo il 1° maggio, in «L'Eco del popolo», 9/5/1893
26    La conferenza, in «La Sveglia democratica», 10/6/1891
27    Cronaca di Fano La festa del 1° maggio, in «Il Messaggero del Metauro», 11/5/1905
28    Cronaca e note cittadine Il nostro 1° maggio, in «La Sveglia democratica», 9-10/5/1914
29    AAVV, Pesaro contro il fascismo, Argalia, Urbino 1972, p. 19 e segg.
30    «Il pensiero democratico», 3/5/1919
31    Il 1° maggio a Pesaro, in «Il Progresso», 8/5/1919
32    Manifesto, in «Il Progresso», 6/5/1920
33    Atti della federazione provinciale, in «Il Progresso», 13/5/1920
34    PCd'I Le federazioni provinciali comuniste, in «Il Progresso Comunista», 28/4/1921
35    «Il Progresso comunista», 6/5/1921
36    Manifesto del PSI 1° maggio 1922, in «Il Progresso», 1/5/1922
37    Solenne manifestazione del 1° maggio in tutta la provincia, in «Il Progresso», 6/5/1922
38    Significato e celebrazione del 10 maggio, in «Bandiera Rossa», 4/5/1922
39    E. Santarelli, Le Marche dall'Unità al fascismo, Editori Riuniti, Roma 1964, pp. 278-279
40    1° maggio, in «La Sveglia democratica», 4/5/1902
41    Il 1° maggio, in «L'Adriatico», 3/5/1893
42    1° maggio, in «L'Adriatico», 3/5/1893
43    1° maggio, in «La Sveglia democratica», 4/5/1902
44    Cronaca La festa del 1° maggio, in «La Sveglia democratica», 4/5/1902
45    Ai contadini, in «L'Aurora», 6/5/1906
46    R. Savelli, Filande e filandaie a Fossombrone, Roma 1981
47    Cronaca 1° maggio, in «La Sveglia democratica», 24/4/1904
48    Cronaca Il 1° maggio, in «La Provincia», 9/5/1905
49    Cronaca, in «La Sveglia democratica», 12/5/1912
50    In città, in «Il Progresso», 8/5/1909
51    1° maggio, in «Il Divenire», 22/4/1922
52    «Il Progresso comunista», 28/4/1921
53    Federazione provinciale di Pesaro e Urbino Mobilitazione di compagni per il 1° maggio, in «Bandiera Rossa», 27/4/1922
54    Comizi comunisti, in «Il Progresso comunista», 6/5/1922
55    «La Sveglia democratica», 30/4/1911
56    Rassegna politica settimanale, in «L'Annunziatore», 5/5/1894
57    L'avvenire del 1° maggio, in «La Sveglia democratica», 29/4/1900
58    1° maggio, in «La Sveglia democratica», 3/5/1903
59    In città Riunione proletaria del 1° maggio, in «Il Progresso», 26/4/19
60    Cronaca Il 1° maggio, in «La Favilla», 5/5/1909
61    Cronaca cittadina Vacanza scolastica, in «In Vedetta», 28/4/1912
62    Festa del 1° maggio a Pesaro, in «Il Progresso», 2/5/1908
63    «La Sveglia democratica», 27/4/1913
64    Nella vita, in «Il Messaggero del Metauro», 1/5/1905
65    1° maggio pro Avanti, in «Il Progresso», 1/5/1909
66    Cronaca di Fano La serata del 1° maggio, in «Il Messaggero del Metauro», 7/5/1903
67    Dopo il 1° maggio Un ricordo personale, in «La Favilla», 4/5/1910
68    Cronaca Il 1° maggio, in «La Provincia», 3/5/1914
69    Il 1° maggio, in «La Provincia», 2/5/1920
70    Non è ancor lieto il lavoro, in «L'Aurora», 1/5/1910
71    1° maggio, in «Il Cittadino», 1/5/1910
72    Da noi e per noi, in «Il Progresso», 1/5/1913
73    1° maggio comunista, in «Bandiera Rossa», 27/4/1922
74    Per la legislazione sociale, in «Il Progresso», 7/5/1904
75    Il 1° maggio a Fano, in «In Marcia», 5/5/1906
76    I martiri di Chicago 11 novembre 1887, in «In Marcia», 9/11/1912
77    In città Il 1° maggio, in «In Marcia», 8/5/1913
78    1° maggio, in «In Marcia», 27/4/1913
79    1° maggio 1920, in «La Frusta», 1/5/1920
80    Ricordando, in «La Frusta», 1/5/1922
81    1° maggio, in «Il Gazzettino», 6/5/1922
82    Corrispondenze Urbino, in «La Sveglia democratica», 8/5/1915; Cronaca cittadina 1° maggio, in «Il Dovere», 8/5/1915
83    Manifesto dell'Unione Popolare tra i Cattolici d'Italia, in «La Concordia», 1/5/ 1915
84    I socialisti e il 1° maggio, in «L'Idea», 1/5/1915
85    Manifesto della direzione del PSI, in «Il Progresso», 1/5/1915
86    Il 1° maggio a Pesaro, in «Il Progresso», 6/5/1916
87    Notizie del giorno: Liebknecht arrestato, in «Il Progresso», 6/5/1916
88    1° maggio, in «Il Progresso», 28/4/1917
89    1° maggio, in «La Provincia», 5/5/1918
90    Vita del Partito Comunicazioni del segretario, in «Il Progresso», 14/4/1917