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Memoria e lavoroMemoria e lavoroMemoria e lavoro

Presentazione

Cento anni fa nasceva la Camera del Lavoro di Pesaro e Urbino. Attraverso il "Progetto Memoria" abbiamo cercato di ricostruire questi lunghi anni di storia e di divulgarli attraverso seminari, mostre fotografiche, raccolte di testimonianze orali e documentali, pubblicazioni, iniziative realizzate in collaborazione con la Biblioteca Bobbato, l'ISCOP, le istituzioni locali e con l’Universitàche di Urbino. Ora a conclusione del progetto i materiali reperiti, i testi e contenuti prodotti costituiscono l'ossatura di questa sezione internet dedicata a cento anni di lavoro nella Provincia di Pesaro e Urbino.

Nella nostra provincia, nel secolo scorso, si sono verificati mutamenti profondi come nel resto d’Italia. Mutamenti che hanno determinato condizioni di vita migliori, livelli culturali più elevati e la crescita delle tutele e dei diritti, sociali e del lavoro. Un ruolo di primo piano nello sviluppo di questi processi lo hanno avuto proprio i lavoratori con le loro associazioni, i loro movimenti, il sindacato. Grazie alla conoscenza della storia del lavoro, specialmente i più giovani, possono capire quali fossero le condizioni di chi viveva e lavorava nei campi, nelle miniere, nelle fornaci, nei primi laboratori manifatturieri.

Un secolo di storia del lavoro aiuta a comprendere non solo gli aspetti della vita materiale come la fatica del lavoro, la miseria, le malattie, ma anche le condizioni civili e sociali di tante persone. Nel passato, i concetti di dignità e valore della “persona” erano totalmente disconosciuti. Le distinzioni di classe e i ruoli sociali erano segnati alla nascita e assegnati per sempre, senza possibilità alcuna di riscatto. Nel periodo fascista queste condizioni peggiorarono a causa di una dittatura che, oltre a togliere le libertà politiche e sindacali, imponeva il mantenimento di uno stato di subalternità sociale arcaico, soprattutto nelle campagne. Le lotte contadine ed operaie hanno permesso nel secolo scorso di cambiare le condizioni economiche e sociali, di garantire un lavoro migliore, di accrescere le possibilità economiche; hanno permesso di costruire un sistema pensionistico pubblico per gli anziani, una rete di servizi sociali ed assistenziali universali e hanno consentito a molti di accedere all’istruzione e al sapere, favorendo, in questo modo, la mobilità sociale e la crescita civile della comunità.

La storia che emerge dal "Progetto memoria" è quella di persone comuni, uomini e donne, di movimenti sociali e organizzazioni di massa.
Tuttavia ci sono stati momenti durante i quali anche la nostra provincia è stata protagonista di una storia più grande, eventi che l’hanno portata alla ribalta della vita politica e sociale del Paese.
A tal proposito ricordiamo il legame tra la lotta di liberazione partigiana, così sentita e partecipata in questa provincia attraversata dalla “Linea Gotica”, con le vicende politiche e sindacali degli anni successivi; significativa fu l’influenza che essa ha avuto nella formazione delle coscienze e di una classe dirigente che per la prima volta era espressione dei ceti popolari.
Altrettanto importanti sono stati gli “scioperi alla rovescia” e le lotte mezzadrili dell’immediato dopoguerra, periodo nel quale il lavoro della terra rappresentava la principale occupazione. Sono anni difficili, di grandi mobilitazioni, di scioperi e vertenze fra i più duri in tutto il Paese, come il “sequestro dei padroni” nel Montefeltro.
Per la prima volta migliaia di lavoratori e di contadini da sempre esclusi hanno finalmente visto riconosciuta una dignità e un valore, si sono create così le condizioni per il sindacato di costruire radici profonde grazie alle quali, successivamente, ha potuto insediarsi nelle nascenti attività industriali. In quella fase, infatti, si sviluppavano forme nuove di occupazione entro le quali confluivano tantissimi lavoratori della terra.
La forza lavoro dell’agricoltura trovava impiego nella lavorazione del legno oppure nelle produzioni meccaniche e tessili, in una rete diffusissima di piccole imprese e nelle poche aziende più grandi, come la Benelli Moto, Montedison o CIA. È in questi luoghi che crescevano il “sapere diffuso” del sistema distrettuale che si stava formando e una nuova classe dirigente per il sindacato, per la politica e per il mondo economico locale.
Altre vicende importanti hanno caratterizzato la storia sindacale della provincia, come quella dei minatori, i “sepolti vivi”, delle miniere di Cabernardi e di Perticara. Vicende dolorose ma anche gloriose, di resistenza; vicende che, seppur finite male con la cessazione dell’attività estrattiva, hanno comunque impresso un forte carattere di identificazione ed una memoria collettiva in quelle terre che poi hanno saputo trovare altre vie di sviluppo.
In quei decenni il sindacato della nostra provincia ha lavorato per far crescere sempre di più il valore della coesione, del dialogo, di un’idea e una pratica dei rapporti sociali ed istituzionali né minoritaria né subalterna.

Una storia che è stata quindi anche storia di emancipazione sociale e civile, connotata da un rapporto dialettico forte con le istituzioni democratiche e con il mondo delle imprese.
Per questa ragione la storia del lavoro e delle sue conquiste è parte integrante della storia sociale e civile di questa provincia, e rappresenta un percorso di civiltà nel quale le classi lavoratrici recavano sì istanze e bisogni di una parte ma, contemporaneamente, erano promotrici di processi di crescita generale della società.
Pensiamo a come le lotte per il lavoro siano andate intrecciandosi con le battaglie per i servizi sociali, per la casa, per l’istruzione.
La conferma di tutto questo la si può avere scorrendo le biografie dei dirigenti sindacali e politici di allora, che testimoniano la maturazione di esperienze che intersecavano la dimensione sindacale, quella politica ed il governo delle istituzioni locali.
In questa occasione è quindi importante ricordare anche le “persone”, i protagonisti di quegli anni, dirigenti sindacali, delegati aziendali, capi lega, ma anche semplici lavoratori ai quali dobbiamo riconoscenza per le cose che hanno saputo fare per la loro generazione e per chi è venuto dopo.
È bene ricostruire la storia per ricordare, celebrare e rendere omaggio ai momenti e ai protagonisti del passato, ma soprattutto per apprendere.
La storia da cui veniamo ci insegna che non sempre il sindacato ha saputo cogliere e interpretare al momento giusto i cambiamenti.
Molte lotte, pur importanti, sono state lotte “difensive”, alcune destinate alla sconfitta.
A volte nelle politiche rivendicative ci si è attardati su posizioni superate, non essendo stati in grado di capire quali, in quel momento, fossero i bisogni nuovi dei lavoratori.
Pensiamo allo strappo che si è consumato fra gli anni ’50 e ’60 nel passaggio dall’economia agricola a quella industriale, ai processi d’urbanizzazione, ai nuovi bisogni che emergevano dirompenti come la casa, ai trasporti, alle scuole.
Al centro dell’attenzione del sindacato invece vi era ancora la riforma agraria che riguardava un mondo, quello della mezzadria, che per ragioni che non avevamo ancora compreso, stava comunque scomparendo.
Oggi dobbiamo quindi far tesoro dell’insegnamento della storia ed essere in grado di riconoscere, interpretare e rispondere ai cambiamenti dei giorni nostri, altrettanto profondi e dirompenti.
Il nuovo oggi è rappresentato dalla flessibilità del lavoro e del processo produttivo.
Nuovi sono i processi di globalizzazione che ci coinvolgono direttamente, anche più di quanto normalmente siamo portati a pensare (il più vecchio e glorioso marchio industriale della provincia, la “Benelli Moto”, è oggi nelle mani di una multinazionale cinese).
I processi migratori stanno ridefinendo il profilo demografico e culturale delle nostre comunità.
Le donne si stanno imponendo nel mondo del lavoro in misura e con ruoli significativi, differenti rispetto al passato.
Le giovani generazioni, che più di altre subiscono le ricadute negative della precarizzazione del lavoro, sono portatrici di un’idea della vita anche lavorativa del tutto nuova, per la quale le parole autonomia, competenza, merito e opportunità, acquistano altrettanta importanza di termini tradizionali quali diritto al lavoro, giusta retribuzione, equità sociale.
A queste e ad altre nuove sfide il sindacato e la società nel suo insieme devono fornire risposte credibili.
Ma dobbiamo fare anche un’altra riflessione.
Le vicende di questi ultimi anni 12 dimostrano che il progresso sociale non è sempre lineare e irreversibile come si è pensato a lungo.
Le cose non sono destinate a migliorare sempre e comunque, come per una legge di natura.
Purtroppo nella società di oggi è cresciuta l’insicurezza e la precarietà.
Per la prima volta un ragazzo o una ragazza non sono sicuri di poter vivere nelle stesse condizioni di benessere dei loro genitori.
E gli attacchi alle conquiste del mondo del lavoro, sferrati in questi anni, dimostrano che il rischio riguarda anche il livello dei diritti e delle tutele sociali.
Ricostruire gli eventi del passato, studiarli e farli conoscere è utile anche per capire che i diritti che abbiamo non ci sono stati regalati, ma sono stati conquistati con lotte e sacrifici.
Per difendere questi diritti è necessario lottare ancora.
Per conquistarne di nuovi è altrettanto importante organizzarsi, partecipare, legarsi con persone che hanno le nostre stesse esigenze e i nostri stessi problemi.
Questo è l’insegnamento principale che ci consegna la storia del sindacato, un insegnamento per tutti, ma che è necessario trasmettere soprattutto a chi questa storia non l’ha vissuta.

Questo sito testimonia il nostro contribuito teso a colmare questa lacuna ricordando che lotte e conquiste se giustamente trasmesse, da memoria diventano storia.

Roberto Ghiselli

Segretario generale della Camera del Lavoro Territoriale
della Provincia di Pesaro e Urbino

[Download] Prefazione Andrea Bianchini